Francesco Mazzi è un orafo della pittura, un miniaturista della materia e del colore dalla grandissima sensibilità tecnica e formale, un arcaico tipo d’artigiano-artista sbalzato, come per un bizzarro gioco del destino, nell’era contemporanea.
Le sue opere, curate fin nel minimo dettaglio con materiali rari, legni pregiati, pigmenti, metalli preziosi, foglie d’oro, paste e colori realizzati a mano, sono minuziosamente decorate e rifinite come misteriosi oggetti devozionali:
preziosi e rari scrigni di una bellezza solo apparentemente anacronistica, gli oggetti d’arte di questo monaco della pittura appaiono, oggi, come capsule di un tempo che, nella felice incongruenza di una bellezza ritrovata miracolosamente intatta nel secolo della negazione d’ogni canone, torna a sedurre con la grazia di una ricerca che sembra voler ostinatamente sfidare lo scorrere del tempo, delle tendenze, delle mode.
La perizia tecnica dell’artista, nella sua attenzione al dettaglio, alla ricchezza della decorazione, alla calligrafia del materiale e del colore, sembra serbare in sé l’abilità degli antichi artigiani italiani e una sensibilità tutta mutuata dalla sua assidua frequentazione con la cultura orientale.
Il risultato è la costruzione di un intero universo formale e concettuale che appare insieme classico e contemporaneo, poiché serba in sé suggestioni estetiche tipicamente orientali e sguardo occidentale, sperimentazione e decoratività, minuzia dei particolari e ricerca di soluzioni sempre innovative.
Il futuro, sembrano dire a bassa voce e con tocco delicato le opere di Francesco Mazzi, è nella riscoperta dei segreti sepolti nel nostro passato più remote.